Lui è Arnold (Ayrton Senna) e, pur avendo il nasino all'insù come la mamma, bacia decisamente come il papà!
Durante lo scatto di questa foto, la sua proprietaria ha esclamato "E meno male che dicono che i cani non amano gli abbracci".
Ok, parliamone, cominciando a smontare i luoghi comuni di una cinofilia vecchia di 20 anni.
Possiamo abbracciare il nostro cane?
a) "carezze, abbracci & affini NON fanno parte dell’etogramma del cane. Ad accarezzarsi e abbracciarsi sono i primati (come noi), non i canidi. Avete mai visto un cane abbracciarne un altro?"
-------> Alexa Capra ha scritto l’etogramma del cane, impiegandoci anni, a raccogliere tutte le pubblicazioni scientifiche, a trovare le foto e fare i video. L’etogramma del cane è l’elenco dei comportamenti della specie Canis familiaris. Non comprende le coccole fatte da una persona perché le persone non sono contemplate, nell’etogramma del cane. Quindi, vero, non ci sono le coccole. Ci sono, di sicuro, nell’etogramma umano. Le persone comunicano attenzione, affetto, attaccamento, attraverso le coccole. È il nostro modo naturale di comunicare. I cani sanno benissimo che non siamo cani. Non è nell’etogramma dei cani neppure lanciare una pallina, eppure non solo lo facciamo, non solo i cani lo capiscono, ma lo apprezzano i cani e lo apprezziamo noi. Nessuno ci trova niente da ridire (qualcuno si, ma per oggi mi limito all’affaire coccole). Non è nell’etogramma canino neppure mettere il cibo in una ciotola, parlare, pettinare il pelo, toelettarlo. Niente di tutto questo è nell’etogramma del cane, perché non abbiamo alcun bisogno di comportarci come i cani, per vivere con i cani, per comunicare con i cani. Non siamo cani, e i cani hanno abbastanza esperienza, capacità cognitive, empatia e sensibilità per capire chi siamo, e cosa vogliamo. Di solito, sanno chi siamo molto più di noi stessi.
b) "è vero che i nostri cani, a volte, sembrano apprezzare; e altre volte vengono proprio a chiederci, palesemente, di essere accarezzati… ma questo è un comportamento indotto dal fatto che, attraverso la convivenza con noi, hanno imparato a capire che questi per noi sono segni di apprezzamento. Quindi quella che cercano in realtà, quando per esempio fanno il classico gesto di infilarci il muso sotto la mano (e qualcuno se la spinge proprio sopra la testa), è la nostra approvazione sociale.”
------> Ammetto di avere qualche problema con il significato di “approvazione sociale”. Un cane quindi non ci chiede attenzione e coccole perché gli piacciono, ma unicamente per avere la nostra approvazione. Forse sono strani i cani che incontro io. Perché i cani che incontro io chiedono attenzione e coccole per sentirsi amati e apprezzati (forse è questa l’approvazione sociale), per sentirsi rassicurati, per ringraziare (ebbene sì), per proprio piacere personale (alcuni cani adorano il contatto fisico), per risolvere un problema di ansia nelle relazioni sociali (io li chiamo “manipolatori”), persino per marcare con la spalla e la zona perianale.
c) "L’approvazione sociale, in un branco, va meritata e non deve cadere dal cielo, così “tanto per”. Approvare il cane quando non ha fatto nulla, in realtà, significa concedergli “onori e privilegi” per il solo fatto di esistere: ma questi onori e privilegi, in un branco, sono riservati ai soggetti di rango superiore. Ergo, il nostro cane, quando ci “chiede le coccole” solo perché gli va, non ci sta dicendo qualcosa come: “Umano mio, ti amo tanto, fammi capire che mi ami anche tu”, bensì: “Ehi, tu, essere inferiore, gradirei una grattatina sulla testa: vedi di obbedire e di darmela subito!

------> Io provo tristezza, quando leggo questo genere di affermazioni. Provo rabbia all’idea che vengano trasmesse come verità, e tristezza al pensare che ci sia chi legge e ci crede. Forse vuole crederci, perché avere delle regolette da seguire da sicurezza. Non costringe a pensare, a guardare, a vedere. Non insinua alcun dubbio, “Posso fare le coccole al cane?” “Dipende”. Dipende è una pessima risposta, per chi cerca una soluzione a pronta cassa per ogni problema. Trovo triste pensare che il cane debba fare qualcosa che gratifica il nostro ego, per meritare la nostra attenzione e delle coccole. I miei cani ottengono coccole ogni volta che me le chiedono. Le meritano per il solo fatto di esistere. Io voglio bene ai miei cani non perché si siedono, passano dopo di me da una porta, o sono calmi. Io voglio bene ai miei cani a costo zero. La relazione con il cane non si basa su un rapporto di forza. Solo i deboli hanno costantemente bisogno di dimostrare la propria forza, di fare dichiarazioni di forza. La nostra convivenza si basa sulla comunicazione, la condivisione, la comprensione, non sul ricatto, il controllo delle risorse, il distacco emotivo.
** Quando, e come, fare le coccole ai cani. **
Tra mai, solo se le merita e sempre, di mezzo c’è il cane. E’ così semplice. Dovremmo imparare a guardare i cani, e capire chi sono.
Un cane che si avvicina e ci annusa, non ci ha chiesto di toccarlo. Un cane che ci salta addosso e arriva con il muso contro la nostra faccia, non è amichevole.
Questi comportamenti sono nell’etogramma. Nell’etogramma c’è scritto quali comportamenti sono di contatto sociale, quali di stress, comportamenti che possiamo usare per capire la reazione del cane al contatto. Un cane può apprezzare il contatto fisico, può tollerarlo, o può essere a disagio al punto da cercare di allontanarsi o reagire. Se un cane si avvicina al punto da poterlo toccare senza spostare i piedi, dovremmo guardarlo, parlargli, e rimanere fermi. Se il cane è amichevole, possiamo provare a accarezzarlo. Per capire se gli piace, possiamo fargli le coccole per alcuni secondi, quindi interrompere. Ce ne chiede ancora? Si allontana?
Le regolette sono stupide. Nessun individuo è così semplice, così banale, da poter essere inscatolato in una stupida regoletta. I cani hanno vite sociali complesse, emozioni, personalità, esperienze. Invece di delegare a delle regolette il nostro comportamento, dovremmo imparare a usare tutto il nostro cervello, imparare a guardare il cane e a conoscere noi stessi.
Dovremmo aprire la mente, invece di trovare comode scatolette in cui rinchiudere i neuroni e la coscienza.


