La miopatia caudale acuta (sindrome della coda fredda/rotta) conosciuta anche come “cold tail” o “broken tail” (Limber Tail Syndrome) può colpire molte razze canine che improvvisamente smettono di scodinzolare e portano la coda cadente come se non avessero più forza per sorreggerla.
La sindrome della coda fredda

Questa patologia colpisce maggiormente i cani da lavoro in acqua e i cani da caccia molto attivi che sembrano essere maggiormente a rischio di sviluppare questa condizione, ma può accadere a qualsiasi altra razza (Pointer, Setter inglesi, Foxhound, Beagles e Labrador Retriever).
La miopatia caudale acuta è una condizione clinica e deriva tipicamente da un uso eccessivo della coda, che causa uno stiramento o una distorsione dei gruppi muscolari utilizzati principalmente per il movimento della coda e relativi muscoli situati nel coccige.
Le possibili cause che portano a questa infiammazione includono una certa predisposizione genetica, lo stare confinati in posti particolarmente stretti per molto tempo, sforzo fisico esagerato senza la necessaria abitudine, l’eccessivo gioco, attività di nuoto o caccia prolungate, sbalzi termici dovuti a ripetuti tuffi: il cane potrebbe comportarsi bene subito dopo l’attività, ma si sveglierà dolorante il giorno successivo. Altri fattori di rischio sembrano essere lo sforzo eccessivo e/o l’esposizione ad acqua molto fredda. Nelle razze che svolgono molta attività in acqua è sempre bene asciugare la zona tra la groppa e la coda, in special modo se questa sindrome ha già avuto modo di verificarsi.
La diagnosi in genere avviene collegando i sintomi del cane e la recente attività sportiva, oltre a un’attenta valutazione della coda da parte del Medico Veterinario. L’esame veterinario comprenderà un’attenta palpazione della coda partendo dalla base (verso l’alto dal bacino) e procedendo verso il basso per tutta la lunghezza. L’obiettivo è individuare il disagio ed escludere altri problemi che potrebbero spiegare i sintomi (ad esempio frattura della coda, dolore alla parte bassa della schiena per infiammazione di un disco intervertebrale, infezione o infiammazione delle ghiandole anali, malattia della prostata).
Tra i segni clinici potremmo notare anche difficoltà ad alzarsi, in quanto i cani usano la coda come elemento di equilibrio, e difficoltà a trovare una posizione comoda in cui sedersi spostando il peso da un lato all’altro. La coda potrebbe penzolare floscia tra le zampe posteriori (coda completamente flaccida) o potrebbe sporgere direttamente dietro il cane per un breve tratto prima di abbassarsi (coda rigida alla base per una decina di cm e poi cadente inerte): in questa situazione il cane potrebbe essere così infastidito dal dolore da rinunciare a mangiare e defecare.
La terapia della miopatia caudale acuta non complicata prevede riposo (nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente) così che lo spasmo dei muscoli coinvolti rientri riprendendo le normali funzionalità. Può essere utile per favorire il recupero l’applicazione di un panno caldo nella zona dell’attaccatura della coda, o eventualmente – nei casi più dolorosi – la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei prescritti dal Medico Veterinario: la maggior parte dei cani torna alla normalità entro pochi giorni o una settimana.
Sebbene sia descritta una certa predisposizione, vi tranquillizzo: anche se il vostro Golden ha sviluppato questa sindrome una volta, non significa che accadrà di nuovo quando tornerà alle sue attività sportive preferite – per scongiurare questa possibilità, abbiate cura di asciugare sempre bene la base della coda dopo una delle situazioni predisponenti. I miei cani sono in acqua dalle 2 alle 4 volte alla settimana, a seconda delle stagioni, impegnati nel nuoto (fino a 10 km nei periodi di allenamento), nel soccorso in acqua, nel Dog SUP e in tantissime attività ludiche quotidiane (non si fanno alcun problema a nuotare nei laghi alpini fintanto che il lago non è ghiacciato): non ho mai riscontrato in nessuno dei miei cani questa condizione, tolta una mia femmina che vive in Valle d’Aosta e che sembra aver manifestato un’unica volta questo problema (il Medico Veterinario curante restò dubbioso che si trattasse davvero di questa condizione) dopo una giornata intera a giocare con i bambini nella neve.



