
Certo, il grosso del lavoro lo fa la mamma.. ma anche i papà (se presenti) possono esser molto importanti nell’educazione e socializzazione della cucciolata!
L'importanza del papà (naturale o acquisito)
I papà cani per i primissimi giorni si disinteressano completamente della cucciolata (e se per caso si avvicinano, vengono cacciati dalla mamma senza troppi complimenti), ma verso i 30 giorni, quando i piccoli escono per la prima volta dalla sala parto, prendono completamente in mano la situazione e il ruolo di educatori lo assumono quasi completamente loro, relegando la mamma a quello di “latteria” o poco più.
Purtroppo questo avviene soltanto nelle famiglie complete di maschio e femmina, perché molto – troppo – spesso si tende, anche in allevamento, a considerare il maschio solo come un produttore di sperma, ignorandone il ruolo educativo.
Questo, però, paradossalmente, è il male minore: è sufficiente, infatti, che in allevamento ci sia almeno UN maschio, perché possa occuparsi lui di insegnare il galateo canino ai cuccioli.
Anouk è stato in tantissimi anni ed in tutte le sue cucciolate, un papà modello: dolce, paziente, giocoso con i cuccioli, ed amorevole con la loro mamma. Sia in giardino che in casa è stato per anni consuetudine vederli giocare e coccolarsi, con i cucciolini che cercavano tra una rotolata e una corsetta di mantenersi attaccati alle mammelle. Come già sottolineato, non è mia intenzione “disfarmi” dei cani non più produttivi, quindi sia le ex mamme che gli ex papà restano qua, perché questa è la loro casa, non il mio allevamento, e fanno i nonni: certo, l’età fa sì che siano un po’ meno attivi nei giochi con i cuccioli, ma l’importanza educativa che garantiscono è sempre la medesima.
I maschi, in natura, mica possono sapere quali sono i loro figli e quali no. Loro hanno rapporti con una o più femmine (soltanto una, se sono lupi: ma se sono cani, vedi per esempio i dingo, montano tutto ciò che si mostra disponibile), dopodiché per tre mesi circa non hanno più alcuna notizia di ciò che sia accaduto. Quando appaiono i primi cuccioli, mentre le mamme sanno benissimo quali sono i propri e quali sono invece quelli estranei (e infatti, in alcuni casi, quelli estranei possono anche attaccarli), i papà sono “programmati” dalla natura a pensare che siano tutti figli loro. Quindi li rispettano tutti, non li aggrediscono e, se ne hanno la possibilità, diventano i mentori, gli educatori, i maestri di tutti.
Se così non fosse, non avendo la possibilità di riconoscere i propri figli, i maschi adulti potrebbero attaccarli ed ucciderli: cosa decisamente poco produttiva per la conservazione della specie. Quindi Madre Natura ha fatto in modo che questo non potesse accadere.
Qual è il ruolo del maschio nell’educazione dei figli (o dei cuccioli non suoi, ma che lui crede suoi)? E' quello di insegnare loro il “galateo canino”; che comprende, tra gli altri, i concetti di “distanza di sicurezza” e di “rispetto per la proprietà altrui”.
È il padre a fare grandi sceneggiate del tutto innocue, ma spettacolarissime, se uno dei piccoli tenta di appropriarsi di un suo oggetto (pallina, osso, pezzo di legno che sia), anche se più spesso un papà paziente si limita a brontolare un po’, restando comunque efficace.
È il padre a farsi sentire, sonoramente o comunque interrompendo il gioco ed andandosene, quando non vuole essere seccato e i cuccioli invadono il suo spazio o gli saltano sopra con troppa veemenza (la mamma non potrebbe dare questo tipo di insegnamento, perché lei deve lasciarsi avvicinare in qualsiasi momento: il cucciolo potrebbe avere fame e aver bisogno di essere allattato).
